Ambiente

Qualità della vita post pandemia: anche a Bologna si parla della "città 15 minuti"

Lanciata a Parigi, ma anche in centri più ridotti per estensione e popolazione, si basa sul concetto di "tempo utile"

La "città 15 minuti" o di prossimità, ossia la costruzione di un nuovo modo di vivere nelle aree urbane, durante e dopo la pandemia. Se ne è parlato oggi in una videoconferenza, nell'ambito dell'iniziativa di formazione "Mobilityamoci: dalla visione alle proposte-Ciclo di incontri sulla mobilità scolastica sostenibile e sicura durante e post-Covid19", alla quale ha partecipato, tra gli altri, Carlos Moreno, docente della Sorbona e ideatore delle "città 15 minuti". 

Secondo i dati Isfort - Istituto superiore di formazione e ricerca sui trasporti -, illustrati dall'esperta di mobilità, Anna Donati, nell'anno della pandemia, a fronte di un calo generale della mobilità, quella di prossimità è aumentata dal 23 al 31%, ma l'auto resta protagonista, con il trasporto collettivo vissuto come pericoloso. 

Cosa si intende per città 15 minuti?

"L'emergenza sanitaria, da un anno, ci porta a una nuova normalità, a rivedere anche il lavoro - ha detto Carlos Moreno - dobbiamo approfittare di questa situazione per costruire un nuovo modello di vita urbana. Il cambiamento climatico rappresenta  l'emergenza principale - quindi - dobbiamo chiederci come cambiare vita". 

Lavoro, acquisti, cure sanitarie, scuola, benessere, cultura e divertimento raggiungibili entro quindici minuti a piedi o in bicicletta.

Questa nuova "tendenza", lanciata a Parigi, ma anche in centri più ridotti per estensione e popolazione, si basa sul concetto di "tempo utile", ossia avere più ore a disposizione per essere creativi, innovare, socializzare o vivere momenti in solitudine, quindi con un cambio di paradigma. 

La "città 15 minuti" si basa su 4 elementi: ecologia, prossimità, solidarietà e partecipazione: "Cambiare il ritmo della città per liberare lo spazio pubblico - tecnicamente crono - urbanismo - cronotopia, utilizzare più e meglio lo spazio, topofilia, amore e maggior rispetto dei luoghi". 

Mezzi pubblici, con la pandemia meno attese: a Bologna 9 minuti, -1 rispetto al 2019 

"E' una visione olistica e sistemica - spiega Moreno - perchè stiamo guadagno tempo utile per la famiglia, la socializzazione, insomma il tempo di vita, ma non si realizza dalla sera alla mattina, si tratta di un lungo viaggio di formazione, uno sforzo quotidiano, riutilizzando ciò che esiste, reinventando una città policentrica e multiservizi,  quindi uscire dalla mobilità obbligata, mi muovo perchè voglio farlo". 

Come la pandemia ha influenzato il rapporto con la città

No a una vita automatica che non ci permette di esplorare, sì alla conoscenza del territorio con "la scuola capitale del quartiere", visto che la pandemia ha trasformato profondamente la relazione con la città, decentralizzando il lavoro e la vita, come se non esistesse più il centro, ma tante circoscrizioni con i loro servizi. 

Tali modifiche "non sono legate alla grandezza della città, ma alla volontà politica - sottolinea Moreno - ci dobbiamo chiedere come fare a cambiare vita. Covid 19 e cambiamento climatico ci pongono la domanda sulla città sostenibile, l'ecologia, l'impatto sociale e quindi dell'ambiente urbano per la persona con servizi per esplorare la prossimità". 

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